Orvieto esclusa dall’Art bonus

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L’assessore alla cultura Enzinella Martino non ha provveduto ad inserire i beni culturali della città tra quelli che possono ricevere finanziamenti dai privati. Tutta l’Umbria c’è, tranne Orvieto.

Art bonus, chi l’ha visto? Ad Orvieto nessuno sa nemmeno di cosa si tratti. Eh sì, perchè tra le città umbre che hanno trasmesso al ministero dei Beni culturali gli elenchi dei monumenti da restaurare, Orvieto fa la figura della Cenerentola. Nemmeno uno. La formula dell’Art bonus, fortemente sostenuta dal ministro Dario Franceschini, prevede l’applicazione di incentivi fiscali per quelle aziende disposte a sostenere interventi di mecenatismo volti a restaurare e recuperare qualche bene culturale. Il modello è quello che, per intenderci, ha portato Diego Della Valle ad “adottare” il Colosseo o Brunello Cucinelli a restaurare l’Arco Etrusco a Perugia. Il sito ministeriale conta una cinquantina di beni che vanno da semplici quadri bisognosi di restauro come un ritratto di San Crescentino attribuito a Simon Vouet che appartiene al Comune di Gubbio e richiede un intervento di 1800 euro fino al colossale e necessario recupero del teatro Verdi di Terni per il quale occorrono oltre 13 milioni. In mezzo c’è un pò di tutto, compreso il tempietto del Clitunno di Spoleto o la Galleria nazionale dell’Umbria, la torre campanaria di Gubbio, il campanile di Citerna e tanti altri gioielli sparsi tra Perugia, Terni, Marsciano, Gubbio, Spoleto, Foligno, Narni (con il teatro di Palazzo), Citerna. Orvieto è assente perchè dall’assessorato alla Cultura nessuno ha ancora pensato di stilare un elenco fra i tanti beni presenti in città e bisogno di restauri da spedire al ministero. Eppure le esigenze non mancano. L’assessore competente, Enzinella Martino, è stata surclassata da tutti i suoi colleghi umbri, o quasi tutti. Certamente quelli delle città più importanti. Tra i monumenti cittadini malmessi basterebbe pensare alla pregevole chiesa di San Lorenzo in Vineis, all’interno del cimitero che cade a pezzi ed ha il tetto sfondato oppure l’importantissimo e dimenticato mausoleo del cardinale Guillaume De Braye, scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1282, custodito nella chiesa di San Domenico e bisognoso di un restauro, ma l’elenco è molto più lungo.

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