Che fretta c’era? MALEDETTA PRIMAVERA

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La prima parte del 2016 ha registrato le temperature più alte degli ultimi 150 anni… E se l’estate non è stata particolarmente infuocata, come quella del 2015, la primavera è la stagione che più ha subito l’influenza dell’uomo. Infatti, una ricerca dell’Università di Exeter (Gran Bretagna) sostiene che nelle zone a più alta concentrazione antropica, e quindi munite di un maggior numero d’impianti di luci artificiali, la primavera arrivi in anticipo. Per la precisione, gli agricoltori che si sono offerti volontari hanno specificato che il germogliamento di querce, sicomori, faggi e frassini sia anticipato di una settimana. L’effetto è parso più marcato negli alberi che germogliano tardi, e nelle piante più basse rispetto alle fonti luminose cittadine. Ai nostri occhi 7,5 giorni che cosa possono essere? In realtà l’ecosistema globale è dotato di un raffinatissimo equilibrio che l’uomo intacca continuamente, anche con un fenomeno quotidiano come l’illuminazione di una città. Infatti, l’anticipo della schiusa potrebbe turbare gli equilibri delle falene che si nutrono delle foglie appena nate degli alberi, e di conseguenza degli uccelli che si nutrono di falene. Tra tutti i paesi industrializzati, il nostro detiene il primato del cielo più inquinato dal punto di vista luminoso. Anche nelle zone “fortunate” del nostro Paese, il cielo notturno ormai non è più del nero inchiostro che ha permesso ai nostri antenati per millenni, e fino a pochi decenni fa, di scorgere nitidamente il brillante fiume di astri della Via Lattea. I posti dove ancora si possono rivolgere gli occhi verso un cielo relativamente buio sono la Sardegna, l’Alto Adige e alcune zone in Maremma e sull’Appennino. E comunque, anche nell’Europa ormai illuminata a giorno, ci sono differenze notevoli. Se gli ultimi rifugi dell’oscurità si trovano in poche zone in Scozia, Svezia e Norvegia, è vero anche che Monaco di Baviera è molto meno inquinata di Milano, nonostante il numero paragonabile di abitanti. E tra Roma e Berlino, con la stessa popolazione, la capitale tedesca ha cieli notturni più oscuri. Questa diversità è dovuta a due principali fattori: nella città tedesca le strade sono meno illuminate, e questo non influisce sulla sicurezza, e soprattutto gli abitanti consumano meno energia elettrica luminosa. Al livello globale più dell’80 per cento del pianeta si trova ormai sotto un cielo che non è più completamente scuro. L’inquinamento luminoso dei cieli non è solo un problema per gli astronomi. Secondo gli esperti, l’eccesso di illuminazione artificiale potrebbe avere conseguenze sulla salute e sul nostro ambiente. L’esposizione alla luce durante le ore notturne farebbe calare la produzione di melatonina, e altera i ritmi del sonno. Certo l’illuminazione di una città non è dipendente dal singolo cittadino, ma nel nostro piccolo quanto possiamo migliorare i nostri cieli? La risposta è: “Moltissimo”. Con delle piccole accortezze come spegnere le luci quando usciamo da una stanza, potremmo aiutare le generazioni future a non perdere questo meraviglioso patrimonio che è sulle nostre teste.

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